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Storia, Arte e Poesia by Giovanni Morra

È sempre Carnevale

09-03-2026 19:17

Giovanni Morra

POESIA,

È sempre Carnevale

Una poesia civile che, attraverso immagini simboliche e scene della vita collettiva, riflette sulle distrazioni del nostro tempo e sulla possibilitĂ  di una ritr

È sempre Carnevale

 

Vive ancora nell’aria
l’atmosfera festosa
del grande circo che avanza
tra musiche e canti, coreografiche danze:
allegro frastuono di suoni, luci e colori,
corale euforia dove ogni pena si oblia.

 

Trascorsi i giorni di sportiva evasione,
con le teste sospese a girar nel pallone;
e poi, a iosa, diverbi e baruffe
fino a nuove competizioni.

 

Poi tutti irretiti nell’abbagliante parata
di fiori, lustrini e canzoni,
a discettar sulle vanesie del mondo
e su nostalgiche, passate visioni.

 

E non può mancare il rito consueto
di immergersi nella sala gremita
per l’olio su tela, a sfondo rosso,
con tocchi di verde e bianco filante,
dal caldo aroma inebriante.

 

E cosĂŹ siamo sempre su un carro,
attratti da specchietti e balocchi,
con la mente che vuota inaridisce
e il cocchiere che segue la sua via.

 

Ma inquieti nembi offuscano l’orizzonte
e venti biechi perturbano l’aria.
Lungo il cammino si aprono bivi:
il circo può mutare la rotta
e dare senso nuovo alla sua forza.

 

Commento

Il testo utilizza l’allegoria del “grande circo” per rappresentare la dimensione collettiva contemporanea, sospesa tra entusiasmo spettacolare e distrazione permanente. Il susseguirsi delle immagini – il frastuono festoso, la passione sportiva, le parate mediatiche e altri rituali condivisi – compone il ritratto di una società spesso assorbita da forme di evasione che finiscono per occupare e disperdere l’attenzione pubblica.

In questo quadro si inserisce una strofa di particolare originalità dedicata al rito della pizza. Attraverso il linguaggio della pittura – “olio su tela, a sfondo rosso, con tocchi di verde e bianco filante” – la pizza viene descritta come una vera e propria opera d’arte. La metafora esalta insieme il valore estetico della composizione cromatica e quello sensoriale, suggellato dal “caldo aroma inebriante”: un’immagine che unisce arte, gusto e convivialità e che potrebbe quasi figurare, come un motto poetico, sulle pareti di una pizzeria sotto il dipinto della sua protagonista.

Nel cuore della poesia compare poi l’immagine degli “specchietti e balocchi”, espressione che richiama sia i proverbiali specchietti per le allodole, simbolo di seduzioni ingannevoli, sia il celebre Paese dei Balocchi del romanzo Le avventure di Pinocchio. In questa prospettiva la folla appare come su un carro allegorico, mentre il cocchiere segue la sua via, suggerendo una direzione spesso accettata passivamente più che consapevolmente scelta.

Il finale introduce una svolta simbolica: i nembi e i venti evocano un clima di inquietudine storica, ma non chiudono la poesia nel pessimismo. La metafora dei bivi apre invece alla possibilità di un cambiamento: la stessa forza collettiva che prima si disperde nel frastuono può, nei momenti decisivi, ritrovare un senso nuovo e trasformarsi in coscienza comune.

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