Ă sempre Carnevale
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Vive ancora nellâaria
lâatmosfera festosa
del grande circo che avanza
tra musiche e canti, coreografiche danze:
allegro frastuono di suoni, luci e colori,
corale euforia dove ogni pena si oblia.
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Trascorsi i giorni di sportiva evasione,
con le teste sospese a girar nel pallone;
e poi, a iosa, diverbi e baruffe
fino a nuove competizioni.
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Poi tutti irretiti nellâabbagliante parata
di fiori, lustrini e canzoni,
a discettar sulle vanesie del mondo
e su nostalgiche, passate visioni.
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E non può mancare il rito consueto
di immergersi nella sala gremita
per lâolio su tela, a sfondo rosso,
con tocchi di verde e bianco filante,
dal caldo aroma inebriante.
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E cosĂŹ siamo sempre su un carro,
attratti da specchietti e balocchi,
con la mente che vuota inaridisce
e il cocchiere che segue la sua via.
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Ma inquieti nembi offuscano lâorizzonte
e venti biechi perturbano lâaria.
Lungo il cammino si aprono bivi:
il circo può mutare la rotta
e dare senso nuovo alla sua forza.
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Commento
Il testo utilizza lâallegoria del âgrande circoâ per rappresentare la dimensione collettiva contemporanea, sospesa tra entusiasmo spettacolare e distrazione permanente. Il susseguirsi delle immagini â il frastuono festoso, la passione sportiva, le parate mediatiche e altri rituali condivisi â compone il ritratto di una societĂ spesso assorbita da forme di evasione che finiscono per occupare e disperdere lâattenzione pubblica.
In questo quadro si inserisce una strofa di particolare originalitĂ dedicata al rito della pizza. Attraverso il linguaggio della pittura â âolio su tela, a sfondo rosso, con tocchi di verde e bianco filanteâ â la pizza viene descritta come una vera e propria opera dâarte. La metafora esalta insieme il valore estetico della composizione cromatica e quello sensoriale, suggellato dal âcaldo aroma inebrianteâ: unâimmagine che unisce arte, gusto e convivialitĂ e che potrebbe quasi figurare, come un motto poetico, sulle pareti di una pizzeria sotto il dipinto della sua protagonista.
Nel cuore della poesia compare poi lâimmagine degli âspecchietti e balocchiâ, espressione che richiama sia i proverbiali specchietti per le allodole, simbolo di seduzioni ingannevoli, sia il celebre Paese dei Balocchi del romanzo Le avventure di Pinocchio. In questa prospettiva la folla appare come su un carro allegorico, mentre il cocchiere segue la sua via, suggerendo una direzione spesso accettata passivamente piĂš che consapevolmente scelta.
Il finale introduce una svolta simbolica: i nembi e i venti evocano un clima di inquietudine storica, ma non chiudono la poesia nel pessimismo. La metafora dei bivi apre invece alla possibilità di un cambiamento: la stessa forza collettiva che prima si disperde nel frastuono può, nei momenti decisivi, ritrovare un senso nuovo e trasformarsi in coscienza comune.
