È ancor notte
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È ancor notte, d'inverno,
quando gli occhi dischiusi,
già paghi del sonno,
scrutano intorno sagome e ombre.
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Affiorano i primi raggi di luce
dietro il bianco profilo ondulato
del soffice cuscino incavato.
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Seguono sordi suoni e ronzii
e lo sguardo si volge
sul nuovo giorno che albeggia
dal comodino qui accanto.
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"Oggi è il compleanno di...â€;
"C'è un evento consigliato per teâ€;
"l'Europa si prepara alla G..."
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Mi si gela d'un tratto il respiro.
No… non faranno certo sul serio!
Rivolgo altrove la mente,
c'è un titolo, ora, attraente:
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"Vittoria strepitosa dei padroni di casa";
"Stupenda rete del numero dieci".
Ma non riesco a gioire più di tanto
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l'Europa si prepara alla G…
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Poi mi si illumina d'improvviso l'umore:
mi giunge una foto...
Che incanto! Che amore!
Sorriso radioso, lucente riverbero
di una luce che si va facendo più fioca;
prorompente germoglio che si apre alla vita.
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E l'Europa si prepara alla G…
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Ma è giorno oramai!
E presto sarà ancora,
di nuovo, primavera!
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Commento critico
È ancor notte prende avvio da una situazione quotidiana e riconoscibile: il risveglio invernale, quando, pur dopo un sonno pieno, intorno domina ancora il buio e lo sguardo si muove tra sagome indistinte. Fin dalle prime strofe la poesia costruisce un clima di quiete percettiva, affidato a immagini morbide e avvolgenti, che introducono il lettore a un sottile e consapevole gioco di ambiguità .
Il “bianco profilo ondulato†richiama inizialmente un paesaggio naturale — colline, montagne innevate — ma si rivela essere il cuscino. L’ambiguità è deliberata: il lettore viene condotto a divagare negli spazi aperti della natura per poi essere ricondotto, con discrezione, alla realtà concreta della stanza. Questo slittamento percettivo prepara uno scarto ancora più decisivo.
L’alba non giunge dalla finestra, ma “dal comodinoâ€: il nuovo giorno si apre nello spazio tecnologico. Ai segni visivi si uniscono suoni e ronzii, e lo sguardo si volge quasi automaticamente verso il telefono. I messaggi che seguono sono riportati nel loro linguaggio frammentato e impersonale, familiare a chiunque. Proprio per questo il lettore vi si riconosce immediatamente. Tra notifiche ordinarie, l’annuncio della guerra irrompe senza mediazioni, generando lo stesso gelo improvviso che attraversa il poeta: la normalità spezzata, l’incredulità , il rifiuto istintivo.
Il tentativo di distrazione non è superficialità , ma un gesto di difesa profondamente umano. Anche ciò che dovrebbe portare entusiasmo — la notizia sportiva — perde forza: la gioia è incrinata, incapace di compiersi, perché il pensiero torna ossessivamente alla minaccia. Il verso ricorrente sulla guerra non commenta né spiega: riaffiora come un pensiero che non si lascia mettere a tacere.
Il punto di massima tensione nasce dal contrasto tra questa ombra collettiva e l’irruzione improvvisa di un’immagine privata e luminosa: la foto di una nipotina o di un nipotino. Qui la poesia assume una forte dimensione affettiva e generazionale. Il “lucente riverbero†è scintilla di una luce che si trasmette: mentre la luce del nonno va diventando “più fiocaâ€, una nuova vita si affaccia e comincia ad accendersi di luce propria. È un germoglio che nasce proprio mentre il mondo sembra minacciarne il futuro.
Il finale non nega la realtà , né cancella l’ombra della guerra. Ma afferma una verità altrettanto forte: come il mattino ha vinto la notte, così la primavera tornerà . Non è una speranza ingenua o consolatoria, ma una scelta di fiducia nella continuità della vita, nella sua capacità di resistere e rifiorire anche nei tempi più bui.
Il titolo stesso, È ancor notte, non è un semplice incipit: allude al fatto che, dopo le tragedie del Novecento, l’umanità non ha ancora definitivamente superato l’ombra della guerra. Eppure, proprio mentre la notte sembra protrarsi, la poesia afferma che il giorno arriva, e che i germogli — nonostante tutto — troveranno ancora il modo di crescere.
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