Riflessioni d’agosto
Più ricordi che attese
nell’orizzonte dei pensieri,
che, nel sopore avvolgente
della piega del giorno,
solcano in successione la mente.
Lontani i fervori d’agosto,
per le spiagge assolate
e le lunghe inerpicate ombrose
coronate dagli aromi di arrosto.
E ora, dinanzi, un fatale declivio
dagli aspri sentieri scoscesi.
E, lasciando indietro i vani clamori,
faccio miei i silenzi più accorti,
e le rinunce, e le condivisioni.
Solitario, il cammino tra la gente,
distante e indifferente,
che, guardando, non vede,
parlando non dice,
e, vedendo, non parla.
Ed è allora che sei riemerso
dalla sfera giovanile dei ricordi,
lì, sull’uscio di casa mia,
come ai tempi della nostra
inseparabile compagnia.
Commento critico a Riflessioni d’agosto
“Riflessioni d’agosto” si sviluppa come un viaggio tra memoria e presente, in cui i ricordi si alternano a riflessioni sulle difficoltà della vita quotidiana. La poesia prende avvio con una confessione limpida: “Più ricordi che attese / nell’orizzonte dei pensieri”. Già qui il tono è meditativo, consapevole del peso della memoria che sovrasta le attese future. Il tema del “sopore avvolgente della piega del giorno” evoca con grande delicatezza l’ora sospesa del riposo pomeridiano, un varco temporale in cui la mente, soprattutto d’estate, si abbandona ai ricordi che scorrono in successione.
Seguono immagini che richiamano i rituali della stagione estiva: spiagge assolate, camminate ombrose, aromi di arrosto. Sono frammenti di vita che il poeta colloca “lontani”, ormai relegati a un tempo passato. È qui che il tono muta: l’idillio della memoria cede il passo alla consapevolezza del presente, segnato da un “fatale declivio”. L’immagine dei “sentieri scoscesi” diventa metafora della difficoltà, di un futuro che si annuncia arduo. Non si tratta, però, di rassegnazione ma di “rinunce” e “condivisioni” come valori consapevoli, in un percorso di silenzio e di ricerca interiore.
Il passo successivo introduce un altro nodo centrale: la solitudine. “Solitario il cammino tra la gente, / distante e indifferente”: i versi delineano un’umanità cieca e muta, che “guardando non vede, / parlando non dice, / e, vedendo, non parla”. L’alienazione del vivere sociale è resa con un crescendo incisivo, che culmina nel senso di isolamento interiore.
Ma è proprio in questa condizione che avviene l’epifania: “Ed è allora che sei riemerso / dalla sfera giovanile dei ricordi”. L’amico d’infanzia, ritrovato come presenza viva, non è solo memoria, ma ritorno concreto e consolazione inattesa. L’immagine dell’“uscio di casa” non è casuale: quel gesto di attesa fa intuire che l’amico non solo riaffiora nel ricordo, ma viene a distogliere il poeta dal torpore casalingo, là dove da solo non aveva la forza di reagire, per riportarlo alla vita sociale e condivisa.
Il valore più alto della poesia sta proprio qui: l’amicizia giovanile appare come un vincolo unico, diverso da ogni altra relazione successiva, che riaffiora nei momenti di maggiore bisogno e accompagna per tutta la vita. Non è solo ricordo, ma presenza salvifica, capace di aprire uno spiraglio di speranza anche nel quadro di solitudine e fatica.
Ne nasce così una poesia intensa e compatta, che celebra la memoria non come rifugio nostalgico, ma come forza viva. Riflessioni d’agosto diventa meditazione sulla fragilità del tempo e, insieme, celebrazione di quei legami originari che restano indissolubili e danno senso al cammino dell’uomo.
